PierpaoloDeAngelis
A Milano, quando si è piccoli con la scuola o quando si è adulti e non si ha nulla da fare, si può visitare il museo di Storia e Scienze Naturali.
E’ uno di quei vecchi musei con le porte e le scale, le teche, i visitatori (in maggioranza bambini) e i custodi. Niente a che vedere con gli spazi espositivi moderni che come labirinti ti guidano sempre verso il bar. Aggirandomi tra le teche e i diorami creati in modo perfetto ho incontrato loro, gli animali. Scene di caccia e di sopravvivenza ma anche tranquilli scenari di vita naturale. Steppe innevate e alte cime, deserti assolati e poi ancora ripide scogliere. Peccato però che loro, gli animali, fossero tutti impagliati. La cosa che mi aveva più colpito però non era sapere che questi fossero tutti morti, ma vedere che il loro occhio fosse ancora impressionantemente vivo.
Così ho composto questo lavoro, ponendo al centro dell’inquadratura proprio lo sguardo di quegli animali. Sguardi di allerta o di semplice curiosità, di paura ma anche di sfida nei miei confronti. Alla fine, osservando quegli scatti, l’impressione che ho avuto è stata quella di aver ridato importanza alla vita, della quale l’occhio ne è lo specchio.

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In Milan, when you are young and at school or an adult with nothing to do, you can visit the Museum of History and Natural Sciences.
It is one of those old museums with doors and staircases, display cases, visitors (mostly children) and guards. Nothing like the modern exhibition spaces that are like mazes and always guide you towards the bar.
In other words, it is a bit old in appearance but very pleasant in manner; It looks very much like the attic of one's grandparents, where everything is always the same as the last time.
Walking round the display cases and the perfectly-formed dioramas, I found the animals. There were hunting and survival scenes as well as quiet scenes of natural, everyday life. There were snowy steppes and high summits, open deserts and, again, steep cliffs. It was a shame that they, the animals, were all stuffed. The thing I was most impressed by, however, was not knowing that these animals were all dead, but seeing that their eyes were still strikingly alive.
So I composed this work, placing the gaze of those animals at the centre of the frame. Alert gazes or simply curious looks, fearful glances, but also those that issued a challenge to me Eventually, observing those shots, the impression I got was that of having restored importance to life, of which the eye is its mirror.
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